Articolo di Alice Redetti

Immaginate un bambino o una bambina di poco più di un anno che comprende tutto quello che gli si dice ma non può ancora parlare.

La comunicazione di un bambino che non si esprime a parole agisce a un altro livello da quello verbale. I bambini sono presenti, ci sono in ogni istante con tutti se stessi. Per capirlo basta incontrare il loro sguardo quando ci guardano in silenzio. È un’esperienza che abbiamo fatto tutti, anche con bambini sconosciuti incontrati per la strada.

E chi si trovano davanti questi bambini? Degli adulti per i quali la comunicazione è invece rigorosamente verbale e da un livello mentale e che  difficilmente sono così consapevoli da scendere (o forse sarebbe meglio dire salire) al livello della comunicazione del bambino. Non per colpa loro ovviamente, la difficoltà a stare nel presente è una caratteristica della nostra società occidentale che si evidenzia in modo inequivocabile quando ci rapportiamo a un essere giovanissimo che non è ancora strutturato come noi adulti.

La frustrazione in una bambina/un bambino che non viene capito perché non parla è altissima, e questo causa ancora più difficoltà di comunicazione con i genitori che si arrabbiano e interpretano “capricci” quello che il bambino o la bambina sta cercando di esprimere, magari in modo intenso.

I bambini non possono accelerare il loro personale processo di apprendimento della parola. Ma i genitori sì possono cogliere l’invito del bambino e della bambina a essere con lui e con lei nella consapevolezza con quello che c’è. Quando un bambino fa diventare matti i genitori probabilmente è perché i genitori non sono presenti nel momento e si relazionano con il bambino seguendo un’idea mentale, alla quale si intrecciano spesso anche le loro paure e preoccupazioni.

E poi, come è capitato a tutti noi, i bambini crescendo si adattano alla comunicazione corrente e perdono gradualmente la loro capacità di stare centrati e nel corpo. Quella stessa capacità che poi da adulti si recupera con tanta fatica in un percorso di crescita interiore quando ci si rende conto che essere identificati con i pensieri e con la mente non basta per sopravvivere nella complicata società in cui ci troviamo!

Quindi perché non abbracciare l’invito dei nostri bambini che ci stanno in realtà semplicemente chiedendo di essere noi stessi assieme a loro, di essere con loro dal nostro cuore, radicati in un flusso di comune consapevolezza.

Oltre a fare del bene a se stessi, quando si è nella presenza e nella consapevolezza con il proprio bambino e la propria bambina, si apre immediatamente uno spazio di amore di fronte al quale si ridimensionano naturalmente le difficoltà, lo stress e le preoccupazioni della vita quotidiana… un invito così potente a lasciare andare!

 

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